Le origini dell'Arteterapia

E’ in tempi molto remoti che si possono cercare le origini dell’arteterapia.
Nella cultura tribale l’arte viene considerata un elemento di cura ed é lo sciamano che, in questo particolare contesto, realizza delle immagini che, all’interno di uno specifico rituale, si ritiene possano assumere dei poteri magici e guarire il malato. Ed è sempre lo sciamano che guida le danze rituali inserendo al loro interno il malato che ne trae cura e giovamento. In questi riti, ancora esistenti presso alcune popolazioni primitive, il paziente mantiene prevalentemente un ruolo passivo. (1)

Nell’antichità, sia tra i romani che tra i greci, è convinzione diffusa che l’uso delle differenti forme d’arte, tra cui la musica e il teatro, possa favorire lo sblocco di emozioni represse e il ritorno ad una vita emotiva più equilibrata, con il raggiungimento di uno stato di maggiore benessere.

In seguito, per lunghi periodi storici l’attività artistica, soprattutto in campo figurativo, viene considerata un mestiere al pari di altri, mentre con la nascita del Romanticismo viene dato particolare risalto alla figura dell’artista come individuo particolarmente sensibile che, grazie al proprio talento artistico, riesce ad esprimere il proprio mondo sofferente ed alienato, salvandosi, quindi, dalla follia grazie all’opera d’arte considerata una sorta di strumento terapeutico. Il rapporto tra arte e terapia rimane, in questo caso, affidato alla sensibilità di persone particolarmente dotate e sensibili, non comuni, e non costituisce, quindi, un’esperienza alla portata di tutti. (2)

Con lo sviluppo delle istituzioni psichiatriche, nella seconda metà dell’ottocento, alcuni psichiatri notano che i loro pazienti evidenziano la necessità di esprimersi e creare, realizzando lavori interessanti sia da un punto di vista estetico che diagnostico.
In Europa prendono vita, così, le prime classificazioni formali delle opere prodotte da pazienti psichiatrici.
Cesare Lombroso, attorno al 1880, studia la produzione grafica di malati di mente e carcerati, sostenendo la tesi che andava ad individuare un legame tra pazzia e genialità.
Nello stesso periodo, in Francia, prima Tardieu (1872) e poi Simon (1876) tentano una classificazione dei disegni di malati mentali ponendoli in relazione ai vari tipi di patologia psichiatrica e interpretandoli soprattutto secondo un’ottica diagnostica.
In seguito, nei primi anni del novecento, si apre un vasto dibattito sull’arte psicopatologica e molti psichiatri e studiosi pubblicano scritti e ricerche che portano a nuove riflessioni e approfondimenti sul tema, Reja (1907), Vinchon (1924), Minkowska (1949), Bobon (1962) e altri. (3)

All’interno delle nuove strutture psichiatriche vengono aperti numerosi atelier artistici.
In Germania, Karl Wilmanns e Hans Prinzhorn, a partire dal 1919, attivano un progetto di raccolta di opere artistiche prodotte in alcuni istituti psichiatrici.
In seguito Jean Dubuffet crea il “Museo dell’Art Brut” di Losanna (1945/1975). (4)
Parallelamente in Inghilterra, dopo la seconda guerra mondiale, Andrew Hills inizia a proporre esperienze artistiche ai superstiti per curarne i traumi da combattimento.
In Italia, nel 1959, viene organizzato il primo Symposium Internazionale sull’Arte Psicopatologica con una mostra di opere eseguite da malati di mente presso la Galleria d’Arte Moderna di Verona, in occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Cesare Lombroso.
Sempre in Italia, un caso che riscuote molto interesse è quello di Carlo Zinelli, ricoverato per alcuni decenni nell’Ospedale Psichiatrico di San Giacomo a Verona e seguito, nel corso della sua esperienza artistica e di vita, dallo psichiatra Vittorino Andreoli che ne favorirà l’originale espressione artistica e che raccoglierà una sua colossale produzione di opere, realizzate soprattutto nel periodo dal 1962 al 1969, momento che si rivela per lui particolarmente fecondo e produttivo. (5)
Seppure il primo interesse terapeutico nei confronti dell’arte sia nato nel mondo della psichiatria, il limite del lavoro di molti psichiatri è stato quello di mantenere sempre uno sguardo orientato all’analisi diagnostica, estetica e stilistica dei lavori prodotti in ambito psichiatrico, senza riuscire a trasformare l’avventura artistica in un’esperienza propriamente terapeutica.

Intanto all’inizio del novecento, con la nascita della psicoanalisi, l’uso dell’arte in terapia comincia ormai ad assumere un certo rilievo.
Freud, Jung e altri psicoanalisti contribuiscono fortemente alla diffusione delle esperienze artistiche in ambito terapeutico.
In particolare Freud porta un fondamentale contributo al dibattito, ponendo l’accento sull’effetto terapeutico che l’espressione artistica può avere sull’individuo.
L’arte, secondo Freud, permette all’uomo di salvarsi dalla nevrosi in quanto consente di “tradurre le sue fantasie in creazioni artistiche anziché in sintomi, sfuggendo in tal modo al destino della nevrosi e riconquistando per questa via indiretta il rapporto con la realtà”. (6)
Parallelamente la psicoanalisi influenza il lavoro di molti artisti, tra cui i surrealisti, che cercano, con le loro opere, di svelare un materiale inconscio.
Le grandi potenzialità dell’arte sono finalmente riconosciute e ormai si parla di arte in termini terapeutici, superando gli aspetti estetici e diagnostici attraverso i quali, per lungo tempo, si era guardato all’arte.
Gradatamente appare in modo sempre più chiaro, grazie anche agli apporti teorici mutuati dalle diverse impostazioni psicoanalitiche, che il linguaggio artistico, non potendo pervenire a strutturazioni di regole e definizioni chiare mediante leggi identificabili a priori, diventa significativo soprattutto all’interno del rapporto unico e insostituibile tra paziente e terapeuta.


NOTE

(1) Coppo P., Guaritori di follia, Bollati Boringhieri, Torino 1993
(2) AA VV, Regolazione delle emozioni e Arti-terapie, Carrocci Editore, Roma 1998
(3) Andreoli, V., Il linguaggio malato, Masson, Milano 1979
(4) AA VV, Figure dell’anima – Arte Irregolare in Europa, Mazzotta, Milano 1997
(5) AA. VV., Carlo – tempere, collages, sculture, 1957 – 1974, Marsilio, Venezia 1992
(6) Freud S., Opere, Bollati Boringhieri, Torino 1993

 

 

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