La metodologia della Formazione in Danzaterapia Clinica LYCEUM Academy

La Metodologia della Formazione in Danzaterapia Clinica integra l’impostazione proposta da Maria Fux con diversi approcci di studio e pratica della corporeità, quali l’Anatomia Esperienziale e del Movimento, la Chinesiologia, la Comunicazione Non Verbale. Ne diventano parte integrante, la Musica, vista come fondamentale ‘motore’ cinetico ed emozionale, insieme a Teorie e Tecniche di Improvvisazione e Composizione, desunte dal Teatro Danza. La cornice teorica dentro la quale si articola la Metodologia, infine, si organizza attorno ai concetti cardine della Psicoanalisi della Relazione, della Fenomenologia, della Riabilitazione e delle Neuroscienze.
La danza vive ugualmente nel tempo e nello spazio. E soltanto in essa, creatore e creazione, opera e artista, fanno tutt’uno. Tutto è presente nella danza: il corpo, l’anima, il bisogno e il desiderio di danzare (nota 1). Ciascuno di noi, danzando, parla di sé: a se stesso, e agli altri. Produce e ri-produce una vera e propria scrittura sul e con il corpo. Compito di tale scrittura è quello di veicolare significati e, per loro tramite, di organizzare il rapporto fra gli individui, e con la realtà. Il nostro corpo si dona nella comunicazione, dunque, come una scrittura, della quale è possibile, per definizione, una lettura. L’inevitabile capacità del corpo di significare, allora, dipende proprio dal fatto che ciascuno di noi, nel suo presentarsi all’altro, è determinato da modi e sensibilità acquisiti nel tempo, che, poi, arriva a identificare come squisitamente propri. Se la danza, da un punto di vista eminentemente teorico, presenta un altissimo grado di universalità, nella sua fenomenologia concreta è una realtà sempre differente (nota 2).

La danza è movimento, è porre in essere, nel corpo, di emozioni, affetti e pensieri, la danza è relazione: è vita. E il corpo mostrato dalla danza, e nella danza, è il corpo di un certo presente, di un qui e ora che ha valore proprio per la sua capacità di interpretare quel preciso presente, e di renderlo concreto ed evidente. Il nostro corpo ha una valenza tutta personale, e si manifesta come corpo proprio, come corpo vissuto, come ciò che ci fa dire che io sono un corpo (leib); e come corpo organico, come korper, tanto che possiamo affermare che io ho un corpo (nota 3). Possiamo pensare alla danza, allora, come a una vera e propria manifestazione, a una rivelazione dell’essere umano. L’uomo, infatti, è l’unico animale capace di compiere azioni gratuite, e quindi, prive di un’effettiva utilità pratica. Solo l’uomo sa e può danzare.

E se la danza riguarda molto da vicino l’uomo, e l’uomo nella sua totalità ontologica di corpo e mente, di corpo organico e sistema simbolico, ecco che la danza è anche modalità del pensiero e della coscienza. Non vi è danza se non in presenza di un corpo pensante che, proprio per la sua struttura, si pone nel mondo come una prospettiva, come un punto di vista situato in uno spazio e in un tempo, come il punto zero di ogni esperienza conoscitiva. Come una domanda (nota 4).

Sono proprio la danza, e il movimento, allora, quelli che, nella Danzaterapia Clinica, offrono alla persona, letteralmente, un’occasione di ‘spostamento’, e quindi di cambiamento. Ed è una forma del cambiamento che attiene precisamente al nostro stare nel mondo, e che riguarda la messa in opera, e quindi in essere, della vita. Il corpo, lo spazio, il tempo, la musica, le immagini e le emozioni, la relazione con sé e con gli altri, quindi, sono ciò che caratterizza la danza e la Danzaterapia Clinica, ma anche e soprattutto, sono ciò che rende originale la nostra stessa esistenza, il nostro stesso essere persone. Nella Danzaterapia Clinica, la persona prova a sperimentare nel, con, sul corpo il cambiamento che deriva dalla possibilità di avere un’alternativa. Di spostarsi, appunto, altrove. La Metodologia della Danzaterapia Clinica propone un ‘dialogo’, un ‘discorso’ corporeo, la cui sintassi e semantica passano attraverso ciò che la relazione emozionale e creativa tra corpi in movimento, e in quel momento, è in grado di dire, di comunicare. E la ‘forma’ e la ‘musica’ corporea che caratterizzano il danzare possono essere intese come strutture di un linguaggio altro e metaforico, assolutamente congruo e isomorfo, però, alle strutture interne più profonde del Sé. Ed è proprio la costante e attenta lettura di questo isomorfismo strutturale, allora, di questa congruità, a legittimare e a sostenere la valenza clinica della nostra Metodologia di Danzaterapia.

Il termine danza, in tutte le lingue europee, deriva dalla stessa radice ‘tan’ che, in sanscrito, significa tensione (nota 5). E ‘a fare dello spazio corporeo e dello spazio esterno un sistema unico è l’azione’ (nota 6). E’ una danza; per ciascuno, la propria.

La Metodologia della Danzaterapia Clinica mette l’accento, con chiarezza tutta non verbale, esattamente su quelle note, su quelle linee e forme che costituiscono i capisaldi degli affetti e delle relazioni umane. La messa in moto e in forma dell’interiorità attraverso il corpo, infatti, avviene attraverso la modulazione delle distanze, delle aperture e delle chiusure, dell’utilizzo degli spazi, a seconda dei tempi e dei modi dello stare e dell’andare, dell’intensità e della possibile regolazione dei modi di azioni e di emozioni. Ecco perché la Psicoanalisi della Relazione, integrata alla Fenomenologia, alla Riabilitazione e alle Neuroscienze, offriranno la cornice teorica ideale, attorno alla quale organizzare la nostra proposta di intervento clinico.
Armonia e ben-essere non sono cose in sé, ma sono, piuttosto, elementi che si celano nell’interiorità del soggetto, e che vanno a costituirne la ‘forma’. La bellezza è ‘universale’ e ‘libera’, e nasce e si sviluppa solo grazie alla possibilità della nostra mente, insieme al nostro corpo, di darle una ‘forma’ che ci ‘corrisponda’, e che sia ‘con-divisibile’.

‘Non ci sono frontiere tra la coreografia, il fatto di danzare e quello di vivere. Il gesto è bello soltanto se motivato dalla verità interiore’ Dice Carolyn Carlson, coreografa e danzatrice americana (nota 7).

Nello svolgersi dei tre anni formativi, lo Studente avrà l’opportunità di esperire personalmente le potenzialità della Metodologia della Danzaterapia Clinica, per poi imparare a definirne e organizzarne i diversi elementi, sia teorici che pratici. L’obiettivo finale sarà, quindi, e per ciascuno, quello di costruirsi una propria e solida professionalità, tale da consentire il trattamento delle più diverse e variegate tipologie di utenza.

NOTE

1. Sachs C., Storia della danza, Il Saggiatore, Milano, 1994
2. Pontremoli, A., La danza. Storia, teoria, estetica del Novecento, Laterza, Bari, 2004
3. Galimberti U., Il corpo, Feltrinelli, Milano,1983
4. Garaudy R., Danzare la vita, La Cittadella, Assisi, 1985
5. Garaudy R., ibidem,1985
6. Galimberti U., ibidem,1983
7. Bentivoglio L., La danza moderna, Longanesi, Milano, 1977


 

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