Dalla Danza alla DanzamovimentoTerapia (DMT)

‘Colui che conosce il potere della danza, vive in Dio’, dice il poeta derviscio Rumi (nota 1). La danza, nella sua essenza, altro non è che la vita, innalzata a un grado più elevato e intenso. Non esiste avvenimento, nella vita dei popoli, che non sia consacrato alla danza. E la cura è uno di questi.

La danza è movimento ritmico, e la sua gestualità è profondamente extra-quotidiana: è simbolica e significante. La danza è dotata di una sua propria autonomia espressiva e, nella quasi totalità dei casi, è sostenuta dalla musica.

Nell’uomo, esiste e si rivela una stretta corrispondenza tra azioni motorie e impulsi interiori che le determinano. Per l’uomo, dominare il movimento significa essere padrone della propria energia vitale, a un tempo fisica e mentale, muscolare ed emozionale. L’uomo si muove per soddisfare un bisogno, per perseguire un desiderio: il movimento è il risultato di questa sua tensione verso, le cui forma e ritmo ne mostrano la disposizione. Ogni movimento autenticamente umano è indissolubilmente legato a uno sforzo (brutta traduzione italiana della bella parola effort, che usa Rudolf Laban (nota 2), che ne è l’origine e il movens interiore.

Il corpo del danzatore segue direzioni definite nello spazio e le direzioni creano forme e motivi. La danza è poesia delle azioni corporee nello spazio. Il movimento è un fatto dinamico, che cambia di significato continuamente, così che la danza diviene la forma espressiva più lontana dal fatto e più vicina all’evento. La danza vive nel corpo, ed esiste, solo, nel suo inarrestabile divenire. Il corpo è il luogo del nostro esistere, è il catalizzatore delle emozioni e degli affetti che costruiscono e danno senso alla trama della nostra vita. Ma facciamo un po’ di storia.

Nella prima metà del Novecento, nasce la Modern Dance, un approccio diverso alla danza e al movimento, che risente del tumultuoso clima culturale dei tempi, e che vuole misurarsi, per questo, con un corpo vivo, con peso e forza di gravità, con partecipazione emotiva, impulsi creativi e gesti autonomi.
È Isadora Duncan (1877-1927), infatti, ad aprire la porta alla danza libera e alla libera espressione dell’emozione: la danza può e deve esprimere l’anima dell’essere umano, e la musica ne è stimolo emozionale e corporeo, e, appunto, muove (nota 3). Contemporaneamente, Martha Graham (1984-1991) sostiene che la funzione della danza è comunicare (nota 4). A partire dall’atto del respirare, nel contraction-release del torace, e dal suo rapporto col suolo, il corpo diventa, allora, un tutto unico, ed è interamente quello che è, in tutto ciò che fa (nota 5).

Rudolf von Laban (1879-1958) si domanda, poi, quali siano la natura e le motivazioni psicologiche sottese a ogni gesto (nota 6). E sostiene che lo spazio, dotato di livelli, direzioni e piani, è materia, che i movimenti plasmano. È Marian Chase (1896-1970) a osservare come, tramite il movimento, i bambini ai quali insegna danza possono mostrare le proprie difficoltà, trovare un modo per chiedere aiuto, provare a risolverle. Ed è nel 1966 che, sulle base di diversi ‘successi’ terapeutici, anche con la grave patologia psichiatrica, Chase fonda l’American Dance Therapy Association.

Anche Trudy Schoop (1903-1999) è una danzatrice, e si accosta alla terapia grazie a diverse esperienze di ‘insegnamento’ della danza a pazienti psichiatrici: se è vero che il corpo esprime l’interiorità, allora, è altrettanto vero che, lavorando col corpo, possiamo arrivare a contattare la psiche, dice. Potenzialità e possibilità creative appartengono all’ambito ‘sano’, e quindi vitale della personalità umana. Possiamo dire che la danza, allora, è un’attività che, intrinsecamente, possiede una triplice valenza: è attività corporea, è linguaggio corporeo, è arte. Analogamente, e in generale, in ogni sua accezione e indirizzo, per Danzaterapia (Dancemovement Therapy (DMT), si intende: l’utilizzo terapeutico del movimento, finalizzato a ritrovare una propria unità psicocorporea; la specificità della DMT si riferisce al linguaggio del movimento corporeo e al processo creativo, che sono i modi attraverso cui si valuta e si interviene, all’interno di processi interpersonali che hanno come scopo la positiva evoluzione della persona. La DMT, allora, è: una tecnica a mediazione motoria; una tecnica a mediazione corporea; una tecnica a mediazione artistica. Gli obiettivi della DMT sono: il piacere funzionale, l’affinamento delle funzioni psicomotorie, l’unità psicocorporea, la simbolizzazione, l’immagine corporea e la stima di sé (nota 7).

La ‘pulsione al movimento’ caratterizza ogni essere umano (nota 8) in quanto essere vivente, relazionato all’ambiente che lo circonda, e agli altri. Tutte le sensazioni prodotte dal corpo e dal movimento (siano esse tattili, dolorifiche, termiche, posturali) danno origine allo schema corporeo; e poiché esiste una stretta correlazione tra movimento ed emozione (animi motus, e-motus), possiamo osservare come il corpo sia in grado di esprimere le emozioni attraverso la propria motricità, le proprie posture e attitudini.

NOTE
1. Sachs C., Storia della danza, Il Saggiatore, Milano, 1994
2. Laban R., L’arte del movimento, Ephemeria, Macerata, (1999)
3. Bentivoglio L., La danza moderna, Longanesi, Milano, 1977
4. Zatteroni C., Martha Graham e la Modern Dance, Marsilio, Venezia, 1983
5. Garaudy R., Danzare la vita, La Cittadella, Assisi, 1985
6. Laban R., ibidem, 1999
7. www.apid.it
8. Lapierre A., Aucouturier B., La simbologia del movimento, Edi Psicologiche, Cremona, (1984)

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